
La BCE alza ancora il costo del denaro di 25 punti base – Il tasso sui depositi sale al 2,50%. Giovanni Crosetto: “Pesante e dannoso errore”
La Banca centrale europea ha deciso di aumentare i tassi d’interesse di 25 punti base, portando al 2,50% il tasso sui depositi.
La scelta era attesa e nasce dalla necessità di contrastare una nuova fase di pressioni sui prezzi. Secondo il Consiglio direttivo, infatti, «il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato».
La presidente Christine Lagarde ha sottolineato l’incertezza che caratterizza l’attuale situazione economica. «Le prospettive restano molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione. I rischi per la crescita restano orientati al ribasso in particolare per la guerra in Medio Oriente e per l’aggressione russa dell’Ucraina». La Bce prevede quindi che l’inflazione complessiva rimanga oltre il livello considerato ideale, pari al 2%, almeno fino alla prima metà del 2027.
Le nuove stime indicano un’inflazione al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Anche l’inflazione depurata da energia e alimentari dovrebbe restare elevata, raggiungendo il 2,5% quest’anno, il 2,6% nel 2027 e il 2,3% nel 2028. Per questo motivo la banca centrale manterrà un atteggiamento prudente e deciderà le prossime mosse sulla base dei dati disponibili a ogni riunione.
Nonostante le difficoltà provocate dall’aumento dei costi energetici, l’economia dell’Eurozona ha mostrato una certa solidità. «L’economia si è dimostrata resiliente nel secondo trimestre, nonostante le difficoltà provocate dallo shock energetico», ha spiegato Lagarde, evidenziando una crescita distribuita tra diversi Paesi e settori.
Anche l’industria continua a registrare risultati positivi, mentre gli investimenti pubblici nella difesa e nelle infrastrutture sostengono l’attività economica. La fiducia dei consumatori è inoltre migliorata e l’intelligenza artificiale sta favorendo servizi digitali, investimenti aziendali ed esportazioni. La Bce dovrà quindi trovare un equilibrio tra il controllo dell’inflazione e il sostegno a una crescita esposta a nuovi rischi.
Sulla nuova decisione della Banca Centrale Europea è fortemente critico l’europarlamentare Giovanni Crosetto: “La decisione appena presa dalla BCE, guidata da Christine Lagarde, di alzare per la seconda volta i tassi di interesse di 25 punti base rappresenta un pesante e dannoso errore, soprattutto in una fase economica delicata come quella che stiamo attraversando – ha commentato Crosetto, che aggiunge:
“L’inflazione a cui stiamo assistendo, particolarmente evidente nei prezzi dei carburanti ma sempre più presente anche nei beni di consumo, è strettamente legata alla crisi in Medio Oriente e, in particolare, alle tensioni nello Stretto di Hormuz.
Pensare di poter contrastare uno shock che nasce dal lato dell’offerta attraverso un ulteriore aumento dei tassi di interesse rappresenta una decisione di politica monetaria che, nelle condizioni attuali, diventa imperdonabile.
Cittadini e imprese stanno già pagando il prezzo di un’inflazione generata prevalentemente da fattori esterni e non certo da un ciclo economico particolarmente espansivo o da un eccesso di domanda interna.
Alzare oggi i tassi nel tentativo di ricondurre l’inflazione verso il target rischia quindi di produrre soprattutto un risultato: rallentare ulteriormente la crescita economica europea, già colpita da uno shock negativo. Una preoccupazione che, non a caso, è stata espressa anche dalle voci italiane all’interno della Banca centrale europea.
L’importanza di essere presenti e di far valere le proprie idee nelle istituzioni europee si misura anche in momenti come questo: occorre contrastare un’impostazione economica e culturale che continua a considerare inflazione e debito come due nemici da sconfiggere ad ogni costo, anche quando il prezzo da pagare rischia di essere la crescita economica.
L’Europa ha bisogno di stabilità, ma senza crescita la stabilità finisce per diventare stagnazione”.