
Allarme Intelligenza Artificiale – Ora OpenAI vuole rallentare lo sviluppo: “Rischiamo di perdere il controllo”
OpenAI, una delle aziende che ha maggiormente accelerato lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sta iniziando a valutare l’ipotesi di procedere con maggiore cautela. Sam Altman, amministratore delegato della società, avrebbe infatti spiegato ai dipendenti che OpenAI potrebbe accettare di “rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”, soprattutto se anche le altre grandi aziende del settore decidessero di adottare un comportamento simile. La scelta nasce dalle crescenti preoccupazioni legate alla sicurezza dei sistemi più avanzati.
Negli ultimi mesi non sono mancati episodi che hanno alimentato questi timori. Ad agosto OpenAI ha interrotto temporaneamente l’addestramento di alcuni modelli dopo un incidente che ha coinvolto un agente IA e la piattaforma Hugging Face. Già a luglio Altman aveva inoltre affrontato con esponenti della Casa Bianca la “necessità” di ridurre la velocità della corsa tecnologica. A chiedere maggiore prudenza erano stati anche numerosi dipendenti delle principali aziende del settore, attraverso una petizione. Allo stesso tempo, però, il successo di GPT-6 Astra ha dimostrato quanto sia forte la domanda per queste tecnologie.
Di fronte a questa posizione, Mario Draghi propone una prospettiva quasi opposta. Secondo l’ex presidente della Bce, l’Europa deve investire maggiormente nell’intelligenza artificiale per evitare di diventare dipendente dalle potenze tecnologiche straniere. Draghi considera l’IA la “leva più promettente” per sostenere la crescita europea, ma sottolinea il rischio di perdere autonomia se l’Unione non riuscirà a controllare una parte significativa della filiera.
Attualmente l’Europa dispone di una capacità di calcolo molto inferiore rispetto agli Stati Uniti e presenta un forte ritardo nella produzione di semiconduttori avanzati. Una delle principali risorse su cui puntare sono quindi i dati, provenienti da settori come sanità e industria, il cui valore potrebbe superare gli 800 miliardi di euro entro il 2030.
Per Draghi servono investimenti comuni, maggiore capacità di calcolo e una vera concorrenza tra fornitori. L’obiettivo è evitare sia la dipendenza dall’estero sia la nascita di nuovi monopoli europei. “L’Europa non deve scegliere tra crescita, sovranità e i propri valori — conclude Draghi —. Può avere l’IA senza oligarchi”.