
Addio al Teatro delle Vittorie: la Rai vende lo storico tempio della TV
Il panorama televisivo italiano si appresta a perdere uno dei suoi simboli più iconici e carichi di memoria. Il Teatro delle Vittorie, situato in via Col di Lana a Roma, è stato ufficialmente inserito nella lista dei beni immobili che la Rai ha deciso di alienare. Nonostante le smentite circolate all’inizio dell’anno, la conferma della messa in vendita segna la fine di un’epoca per il servizio pubblico. Questo spazio non è stato solo un teatro di posa, ma il palcoscenico dove leggende come Mina, Raffaella Carrà, Pippo Baudo e Corrado hanno costruito l’immaginario collettivo della nazione, entrando ogni sera nelle case di milioni di telespettatori. La decisione rientra in una più ampia strategia di efficientamento aziendale che mira a fare cassa attraverso la cessione di asset non più ritenuti strategici o tecnologicamente adeguati alle sfide della modernità.
L’operazione di dismissione non riguarda esclusivamente lo storico teatro romano, ma coinvolge complessivamente quindici immobili distribuiti su tutto il territorio nazionale, da Milano a Cagliari, passando per Firenze e Torino. A Roma, oltre al celebre Delle, sono stati messi sul mercato uffici, magazzini e persino un vasto terreno situato a Saxa Rubra. L’azienda ha motivato tale scelta descrivendo queste strutture come «non più rispondenti alle esigenze operative» e ormai «datate», suggerendo che l’architettura del Teatro delle Vittorie, concepita per la televisione di decenni fa, non sia più in grado di ospitare produzioni caratterizzate da una complessità tecnica e tecnologica sempre crescente. Si stima che l’intero piano di vendite possa generare ricavi per circa duecento milioni di euro, con il termine per le offerte d’acquisto fissato per la fine di maggio.
Il sentimento di rammarico tra i protagonisti del piccolo schermo è palpabile e profondo. Giancarlo Magalli, che in quel teatro ha vissuto momenti fondamentali della sua carriera, ha espresso una forte preoccupazione per il futuro della struttura, sperando che non venga snaturata la sua essenza culturale. Secondo lo storico conduttore, la perdita di un simile luogo rappresenta una ferita per la tradizione dello spettacolo. Anche dal mondo della produzione e degli artisti si solleva un coro di proteste; molti si chiedono se non fosse stato possibile trasformare il teatro in un polo museale per preservare la storia della Rai. Il rammarico di Magalli è netto: «Non voglio entrare nelle logiche aziendali. Però non posso che essere dispiaciutissimo. Spero solo che non ci facciano un supermercato o un bingo: sarebbe terribile, un delitto».
Nonostante le mobilitazioni e le petizioni firmate da nomi illustri come Fiorello, Flavio Insinna ed Ema Stokholma, il destino del teatro sembra ormai segnato, sebbene il bando preveda il mantenimento della funzione teatrale con l’eventuale integrazione di attività commerciali compatibili. La trasformazione colpirà anche altre produzioni storiche, come Ballando con le stelle, che dovrà abbandonare l’Auditorium del Foro Italico per trasferirsi a Saxa Rubra. Il nuovo piano industriale punta a una centralizzazione dei poli produttivi per risparmiare sui costi di affitto e gestione, ma il prezzo di questo ammodernamento sembra essere la rinuncia definitiva a pezzi inestimabili di storia.