È iniziata la terza Guerra del Golfo – Obiettivo il reset del Medio Oriente: si teme un’ulteriore escalation e una situazione fuori controllo: l’analisi

28/02/2026

’offensiva coordinata contro l’Iran rappresenta un salto di qualità nello scenario mediorientale: da confronto indiretto e regionale si passa a uno scontro esplicito tra potenze, con ricadute che vanno ben oltre il piano militare e toccano gli equilibri della sicurezza internazionale.

Le operazioni, studiate da tempo e condotte con precisione, non sono frutto di improvvisazione. Colpire insieme siti nucleari, installazioni missilistiche e centri di comando rivela una strategia chiara: indebolire in modo significativo la capacità di deterrenza di Teheran e spezzare la rete di influenza costruita negli ultimi due decenni tramite alleati armati e milizie attive in diversi Paesi della regione.

La reazione iraniana, rapida e misurata, segnala però che l’apparato non è stato neutralizzato e che il sistema di relazioni informali con gruppi in Libano, Siria, Iraq e Yemen può ampliare il conflitto su più livelli, rendendolo complesso da circoscrivere. Il dato più significativo è la fine dell’ambiguità che finora aveva regolato le ostilità: Stati Uniti e Israele hanno deciso di esporsi apertamente, accettando il rischio di una campagna prolungata pur di ristabilire un equilibrio considerato compromesso dall’avanzamento nucleare iraniano e dalla sua crescente assertività regionale.

Sul fronte energetico si apre una fase delicata: lo Stretto di Hormuz, già teatro di tensioni periodiche, diventa un possibile collo di bottiglia per i traffici globali, con effetti immediati su prezzi e approvvigionamenti. L’Europa, priva di strumenti incisivi, invoca la de-escalation ma conferma la propria marginalità in un contesto dominato dalla forza militare.

Intanto la Russia osserva con attenzione, consapevole che un conflitto lungo può logorare Washington su più fronti, mentre la Cina teme l’instabilità delle rotte energetiche ma mantiene una posizione prudente per preservare i rapporti con tutte le parti.

In questo quadro, la terza guerra del Golfo appare come l’esito di un progressivo indebolimento dei meccanismi di contenimento costruiti dopo il 2003: non un episodio isolato, ma la conseguenza dell’incapacità diplomatica di adattare la sicurezza collettiva a un Medio Oriente frammentato, multipolare e attraversato da rivalità ideologiche, economiche e tecnologiche. La questione non sembra più se il conflitto si allargherà, ma in quale forma e con quali protagonisti, dato che nessuno appare disposto a fermarsi prima di aver ridefinito i nuovi rapporti di forza regionali.

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