
IRAN, UCCISO KHAMENEI. Colpita anche una scuola femminile: 150 morti. Droni iraniani contro Cipro. Pezeshkian: vendetta
L’uccisione della Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha provocato un’escalation senza precedenti in Medio Oriente. La televisione di Stato di Iran ha confermato la sua morte, insieme a quella del capo di stato maggiore e del ministro della Difesa. Secondo ricostruzioni dei media statunitensi, la Central Intelligence Agency avrebbe individuato con informazioni di alta precisione il luogo in cui si trovava il leader religioso, poi colpito in un’operazione attribuita a Israele con il sostegno degli Stati Uniti.
Dopo l’attacco, nuovi raid hanno colpito Teheran e altre città. Le Forze di difesa israeliane hanno dichiarato di voler creare le condizioni per la caduta del regime. In un videomessaggio rivolto direttamente alla popolazione iraniana, il premier Benjamin Netanyahu ha affermato che “l’aiuto atteso è arrivato”. Da Washington, Donald Trump ha rivendicato la linea dura, avvertendo Teheran di non reagire contro obiettivi americani.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il presidente Masoud Pezeshkian ha parlato di “dovere di vendetta”, mentre i Pasdaran hanno annunciato un’offensiva tra le più dure della loro storia. Missili e droni sono stati lanciati verso basi Usa nel Golfo e, secondo Londra, anche in direzione di Cipro, circostanza ridimensionata però dalle autorità cipriote.
Intanto, a Minab, un bombardamento ha centrato una scuola femminile causando 148 vittime. La CNN ha riferito che l’edificio si trova a circa 60 metri da una base militare. Mosca, con il presidente Vladimir Putin, ha definito l’uccisione una “cinica violazione del diritto internazionale”, mentre la Unione Europea ha parlato di momento decisivo per il futuro del Paese.
Sono stati proclamati quaranta giorni di lutto nazionale. Dall’esilio, Reza Pahlavi ha sostenuto che si avvicina l’ora della liberazione, mentre il Consiglio iraniano ha nominato una guida ad interim per garantire la continuità istituzionale. La crisi resta aperta e il rischio di un conflitto regionale appare sempre più concreto.