
Juve senza Champions, Toro 12esimo: sarà il triste derby delle deluse – Il declino delle squadre torinesi
Il derby della Mole rischia di essere la sintesi amara del calcio torinese. Da una parte una Juventus vicina al fallimento sportivo della mancata qualificazione Champions, dall’altra un Torino spento, anonimo, incapace ancora una volta di concludere un campionato soddisfacente.
Due dimensioni calcistiche che un tempo guardavano in alto e che oggi si ritrovano a fare i conti con delusioni, contestazioni e prospettive sempre più nebulose.
Per la Juventus l’assenza dalla Champions League sarebbe molto più di una semplice stagione storta: sarebbe un terremoto. Lo 0-2 interno contro la Fiorentina ha spalancato le porte a uno scenario da incubo, con circa 80 milioni di euro pronti a svanire dai conti bianconeri. Un colpo durissimo che costringerebbe Exor a intervenire ancora una volta sul bilancio e a ridisegnare completamente il mercato. Addio ai sogni Bernardo Silva, Lewandowski o Alisson: senza Champions certi campioni non arrivano, e soprattutto non accettano di giocare un calcio ridimensionato.
La Juve si ritrova così intrappolata in un paradosso: obbligata a tagliare costi e ingaggi proprio mentre avrebbe bisogno di rilanciarsi. È il ritorno a una strategia già vista due anni fa, quando furono sacrificati giocatori importanti per alleggerire il monte stipendi. E adesso potrebbe toccare anche a Vlahovic, sempre più vicino all’addio tra costi elevati e interesse dell’Atletico Madrid.
Il malumore della tifoseria esplode sui social. Un sentimento condiviso da gran parte del popolo juventino: una squadra senza identità, lontanissima dagli standard che per anni avevano dominato in Italia.
Ma se la Juventus piange, il Torino non sorride affatto. Il dodicesimo posto certifica l’ennesima stagione mediocre, fatta di promesse svanite e ambizioni mai realmente inseguite. I granata chiudono ancora fuori dall’Europa, intrappolati in una dimensione di eterna incompiuta. Qualche buona prestazione non basta più a nascondere una realtà che i tifosi denunciano da anni: manca un progetto vero.
Nel mirino finisce ancora la gestione di Urbano Cairo, accusato di aver trasformato il club in una società senza slancio, più attenta ai conti che alla crescita sportiva. La contestazione cresce, la frattura con la piazza appare sempre più profonda e molti sostenitori sperano che possa presto aprirsi una nuova fase societaria.
Così il derby non sarà la sfida tra due squadre in corsa per grandi obiettivi, ma il ritratto di un doppio declino. Torino calcistica oggi osserva da lontano il treno dell’élite europea, mentre Milano e Napoli corrono. E quella che una volta era una città simbolo del calcio italiano ora vive il triste derby delle deluse.