
L’Italia nel Board for Gaza come osservatore, il sì della Camera
L’aula di Montecitorio si è trasformata in un ring per un match sulla politica estera. La giornata parlamentare si è conclusa con l’approvazione del mandato ad Antonio Tajani, che assumerà il ruolo di osservatore per l’esecutivo italiano al board per la pace a Gaza istituito da Donald Trump. Tuttavia, le opposizioni non hanno risparmiato colpi duri, trasformando quella che doveva essere una comunicazione istituzionale in uno scontro dialettico acceso. Davide Faraone, di Italia Viva, ha coniato un neologismo destinato a restare nei verbali, ironizzando sulla posizione scelta dal governo con un commento sferzante: «Osservatori? Semmai siete i guardoni». Nonostante l’aula non fosse propriamente gremita, i toni sono saliti rapidamente quando il ministro degli Esteri ha sfidato le minoranze a presentare visioni alternative. Durante il dibattito, Tajani ha infatti incalzato i suoi avversari politici: «Secondo me non esistono alternative a quella che stanno realizzando gli Stati Uniti e non ho sentito proposte alternative in questo dibattito. Se ce ne sono, sono pronto ad ascoltarle».
Dal Partito Democratico la risposta è arrivata attraverso una citazione inaspettata, quella di Marina Berlusconi, utilizzata da Peppe Provenzano per evidenziare le contraddizioni interne al centrodestra. Il deputato dem ha infatti ricordato le dichiarazioni della presidente di Fininvest, ricordando come lei stessa avesse espresso forti dubbi sulla figura del tycoon statunitense. La segretaria del Pd Elly Schlein invece ha chiesto esplicitamente al governo di non partecipare a un organismo che, a suo dire, punta a sostituire le Nazioni Unite, arrivando a sostenere che eludere la Costituzione in questo modo significhi di fatto violarla.
La replica di Tajani è stata netta, richiamando proprio quell’articolo 11 della Carta spesso invocato dalle opposizioni. Secondo il vicepremier, l’assenza dell’Italia da un tavolo dove si discute di sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe politicamente incomprensibile e contraria allo spirito della Costituzione stessa nel punto in cui sancisce il ripudio della guerra. Per rafforzare la sua posizione, il ministro ha elencato i Paesi dell’Unione Europea che hanno già dato il loro assenso a partecipare al board di Trump, citando nazioni come Ungheria, Bulgaria, Romania e Grecia, pur ammettendo implicitamente la mancanza dei grandi partner europei in questa fase.
Le scintille si sono spostate poi in Commissione Esteri al Senato, dove il Movimento 5 Stelle ha alzato ulteriormente il tiro. Ettore Licheri ha accusato il governo di avere un atteggiamento eccessivamente servile nei confronti di Washington, provocando la reazione stizzita di Tajani che ha rivendicato l’indipendenza dell’esecutivo citando i tempi in cui l’Italia invece «scodinzolava» dietro ad Angela Merkel. Il voto di Montecitorio ha confermato il mandato con 183 voti a favore, con il sostegno anche dei deputati fedeli al generale Vannacci e dai libdem di Luigi Marattin. Il governo prosegue così sulla sua strada, mettendo in campo anche trenta Carabinieri pronti a partire per la Giordania per addestrare i poliziotti palestinesi, mentre Tajani prepara le valigie per Washington consapevole che l’Italia sarà lì per osservare da vicino la nuova geopolitica firmata Trump.