
Papa Leone XIV rivoluziona la Diocesi di Roma: quattro nuovi vescovi dai territori
L’opera di riordino del governo della Chiesa di Roma da parte di Papa Leone XIV prosegue a ritmo serrato, quasi a voler recuperare il tempo perduto o correggere rotte che si sono rivelate impervie nel recente passato. Con una mossa che ha scosso le sacrestie della capitale, il Pontefice ha deciso di promuovere quattro parroci, figure profondamente radicate nel tessuto sociale cittadino, al rango di vescovi ausiliari. Questa decisione non è solo un cambio di nomi, ma rappresenta un segnale politico ed ecclesiale di grande rilevanza, volto a ridare fiato a una diocesi vasta e spesso affaticata da burocrazie eccessive o riforme percepite come distanti dalla realtà dei fedeli. Accanto alle nomine, il Papa ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro specifico che avrà il delicato compito di rivedere la Costituzione apostolica In Ecclesiarum Communione. Tale documento, promulgato nel 2023 dal suo predecessore Francesco, aveva profondamente modificato l’ordinamento del Vicariato, ma sembra che Leone XIV intenda ora procedere a una revisione che tenga conto delle criticità emerse. Secondo quanto comunicato ufficialmente, l’obiettivo del nuovo corso è netto: «Bisogna verificare l’adeguatezza alle attuali esigenze pastorali e favorire un più efficace servizio alla missione ecclesiale».
La scelta dei nuovi ausiliari ricade su uomini che conoscono bene le strade di Roma e le loro complessità. Don Stefano Sparapani, finora alla guida della parrocchia di San Basilio, assumerà la responsabilità del Settore Ovest. Don Alessandro Zenobbi, parroco di Santa Lucia, si occuperà del settore Est, mentre a don Andrea Carlevale, attualmente a San Giovanni Battista de’ Rossi, è stata affidata la zona Sud. Infine, don Marco Valenti, che guidava la parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, avrà la cura del settore Nord. Si tratta di una squadra che unisce esperienze diverse ma accomunate da una lunga permanenza sul campo. Un altro tassello fondamentale di questa ristrutturazione riguarda il cuore della città. Dopo il motu proprio di novembre intitolato Immota Manet, il Papa ha ripristinato il Settore del Centro storico, che era stato precedentemente smantellato. Leone XIV ha stabilito che le cinque prefetture centrali tornino a formare un’entità unica, affidandone la guida al vescovo Vicegerente Renato Tarantelli Baccari. Questa mossa ha sollevato qualche perplessità tra il clero romano, poiché Tarantelli era considerato uno dei sostenitori della precedente riforma che aveva puntato tutto sulla periferia, una strategia che però molti sacerdoti considerano oggi un esperimento fallimentare per la mancanza di coordinamento tra le diverse aree della città.
Le biografie dei nuovi vescovi raccontano storie di vocazioni radicate nella vita quotidiana della capitale. Don Stefano Sparapani, classe 1956 e sacerdote dal 1991, ha alle spalle un percorso non convenzionale: prima di entrare in seminario lavorava come geometra nell’impresa edile di famiglia. La sua vocazione è maturata nel mondo del volontariato e la sua esperienza sacerdotale si è forgiata in territori difficili come il Corviale e San Basilio, zone segnate da povertà e isolamento sociale. Proprio per questa sua vicinanza agli ultimi, la nomina lo ha colto di sorpresa, portandolo a dichiarare con umiltà: «Mi rendo conto che il Signore non sceglie i migliori per fare le sue cose ma l’importante è che le facciamo andando avanti per il bene della Chiesa». Anche Zenobbi e Carlevale sono figli di questa terra, con quest’ultimo che ha prestato servizio anche presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore. Don Marco Valenti rappresenta invece l’eccezione geografica, essendo nato in Sabina, ma vanta un profilo accademico di rilievo con una laurea in storia dell’arte conseguita alla Sapienza, oltre agli studi teologici e filosofici.
Questi nuovi pastori andranno a integrare il lavoro del cardinale Reina e del Vicegerente, affiancandosi anche a Michele Di Tolve. La solenne cerimonia di consacrazione, che vedrà il Pontefice in prima persona presiedere il rito al Laterano il prossimo 2 maggio, sottolinea l’importanza che Leone XIV attribuisce a questo passaggio. In un momento storico in cui la diocesi di Roma sembrava attraversata da malumori e una certa confusione gestionale, il Papa sceglie di tornare alle basi, puntando sui volti noti delle parrocchie per tentare di ricucire il rapporto tra il vertice del Vicariato e la base dei fedeli. Il vasto territorio ecclesiale romano, con le sue sfide irrisolte, attende ora di vedere se questa nuova architettura saprà dare risposte concrete alle necessità spirituali e materiali di una comunità in continua trasformazione.