
Riforma ISEE: vantaggi per la prima casa e per le famiglie
Il sistema di calcolo dell’ISEE attraversa una fase di profonda revisione, mirata a sostenere in modo più incisivo la classe media e i nuclei familiari più numerosi. Dopo l’esclusione dal computo del patrimonio mobiliare dei titoli di Stato e dei buoni fruttiferi postali fino a 50mila euro, il governo interviene ora su uno dei pilastri della ricchezza delle famiglie italiane: l’abitazione principale. La nuova normativa prevede un significativo innalzamento della franchigia applicata al valore della casa in cui si risiede, portandola a 91.500 euro per la generalità dei casi. Un’attenzione particolare è stata riservata a chi vive nei grandi centri urbani, come Roma e Milano, dove il valore degli immobili è storicamente più elevato; in queste aree metropolitane la franchigia sale a 120.000 euro, permettendo a una platea più vasta di accedere a prestazioni sociali agevolate o di ottenere importi superiori per i sussidi già percepiti.
Questa riforma non si limita però solo alla componente immobiliare. Un ruolo centrale è assegnato alla composizione del nucleo familiare, con un rafforzamento delle maggiorazioni della scala di equivalenza basato sul numero dei figli conviventi. Per ogni figlio successivo al primo è previsto un ulteriore incremento della franchigia sulla casa pari a 2.500 euro. Questo significa che una famiglia numerosa residente in una metropoli potrà godere di un abbattimento del valore patrimoniale decisamente superiore rispetto al passato. Le nuove scale di equivalenza sono state rideterminate per riflettere meglio i costi di mantenimento dei figli: si parte da un coefficiente di 0,10 per due figli, arrivando fino a 0,55 per i nuclei con almeno cinque figli. L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema degli aiuti pubblici più equo e rispondente alle reali difficoltà delle famiglie con molti componenti, riducendo virtualmente l’indicatore ISEE in una forbice che può variare dai tremila ai novemila euro a seconda dei casi specifici.
Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha sottolineato l’importanza di questo passaggio istituzionale evidenziando come «La riforma dell’Isee rende il welfare sempre più aderente ai bisogni reali delle famiglie, rafforzando equità, inclusione e corretto accesso alle prestazioni». Le ripercussioni pratiche di queste modifiche sono immediate e tangibili. Si pensi all’assegno unico e universale, il cui importo è strettamente legato al valore dell’indicatore. Senza un aggiornamento tempestivo o con un valore sopra i 46.230 euro, l’assegno rischia di scivolare verso l’importo minimo di 59 euro. Anche il bonus asili nido trarrà beneficio dal nuovo calcolo, con stime che prevedono un rimborso medio aggiuntivo per migliaia di famiglie già a partire dal 2026.
Sul fronte operativo, l’Inps ha già adeguato i propri sistemi informatici per gestire le nuove Dichiarazioni sostitutive uniche presentate dal primo gennaio 2026. La modalità ordinaria di richiesta è diventata la Dsu precompilata, uno strumento volto a semplificare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. Resta fondamentale per le famiglie procedere all’aggiornamento entro la fine di febbraio per evitare decurtazioni nelle prestazioni in corso. L’ente previdenziale ha garantito massima celerità per assicurare che il nuovo ISEE possa essere utilizzato senza ritardi per l’accesso a misure cruciali come il bonus nuovi nati da mille euro o i sostegni per l’inclusione e la formazione che hanno ereditato le funzioni del precedente reddito di cittadinanza.