
Stanno uccidendo il tennis? Da Sinner ad Alcaraz, tantissimi infortuni fra i Super Top: +25% in un anno. Cosa sta succedendo
Il tennis professionistico sta attraversando un periodo durissimo, caratterizzato da un numero crescente di infortuni, soprattutto tra i giocatori ai vertici del ranking.
Nel 2026 anche campioni come Jannik Sinner e Carlos Alcaraz hanno dovuto fermarsi per problemi fisici, mentre Jack Draper ha deciso di concludere anticipatamente la stagione a causa di un disturbo persistente al braccio. Polsi, spalle, schiena e ginocchia sono tra le zone maggiormente sottoposte a stress.
Secondo gli esperti, una delle cause principali è l’evoluzione del gioco, diventato più potente, veloce e fisicamente impegnativo. Rispetto al passato, oggi sono frequenti problemi dovuti a sovraccarichi ripetuti: lesioni muscolari, tendinopatie, fratture da stress e disturbi alle articolazioni. La moderna tecnica richiede infatti movimenti molto esplosivi, forti rotazioni del corpo e posture estreme, sottoponendo a grandi sollecitazioni la colonna vertebrale, le spalle e i polsi.
Anche il calendario rappresenta un fattore importante.
I migliori giocatori sono chiamati a partecipare a numerosi tornei obbligatori, spesso consecutivi e organizzati in Paesi molto lontani tra loro. Viaggi frequenti, cambi di fuso orario, poco tempo per recuperare e temperature sempre più elevate rendono più difficile smaltire la fatica. In queste condizioni, un problema inizialmente lieve può trasformarsi in un infortunio più serio.
Una delle ultime ricerche segnala che negli ultimi vent’anni infortuni e ritiri sono cresciuti di circa il 25%, mentre i problemi a braccia e spalle avrebbero registrato un aumento superiore al 112% rispetto ai periodi precedenti. Anche l’evoluzione delle superfici, delle racchette, delle corde e delle palline ha modificato il gioco, favorendo incontri più lunghi e scambi molto intensi.
Secondo Marco Panichi, preparatore che ha seguito Novak Djokovic, negli ultimi 25 anni la distanza percorsa durante una partita sarebbe aumentata mediamente del 50%.
“L’alimentazione e la supplementazione hanno un ruolo molto importante – ha dichiarato Panichi alla Gazzetta dello Sport -. “Serve uno staff che aiuti ad avere più dati possibili sull’attività metabolica di base del giocatore, che dipende dalla persona, e su come reagisce a determinati stimoli, in questo caso al caldo. Mi viene in mente, per esempio, la sudorazione. Quando hai un quadro completo riesci a essere più preciso su quello che bisogna fare. È chiaro che tutto questo costa tempo e richiede motivazione. Nole era uno che su queste cose non transigeva”