Termini, il “capolarato digitale” delle consegne a domicilio

16/02/2026

Ogni mattina la stazione Termini si trasforma nel molo di approdo per un esercito silenzioso di lavoratori che scendono dai treni regionali provenienti da Pomezia o Nettuno, località dove gli affitti sono ancora sostenibili per chi deve contare ogni singolo centesimo. Sono giovani arrivati da poco dal Pakistan o dal Bangladesh, pronti a inforcare biciclette a pedalata assistita che spesso rappresentano l’unico patrimonio a loro disposizione, nonostante il costo elevato. Dietro i loro volti stanchi si nasconde un fardello invisibile ma pesantissimo: i debiti contratti nei paesi d’origine per finanziare il viaggio verso l’Italia, somme che vanno restituite a tassi da usura e che impongono ritmi di lavoro estenuanti. Questo scenario fa da cornice a un fenomeno inquietante che sta emergendo con forza tra le pieghe del food delivery romano, una forma di sfruttamento che gli addetti ai lavori definiscono “caporalato digitale”.

Il sistema si alimenta attraverso il web, in particolare sui canali Telegram dove l’identità diventa una merce di scambio. Chi non possiede documenti in regola o è bloccato nelle lungaggini burocratiche per il permesso di soggiorno trova una scorciatoia acquistando o affittando account già registrati da altri. Damiano Carbonari, collaboratore della sede capitolina di Nidil Cgil, spiega al Messaggero come funziona questo mercato parallelo: «Online si vendono anche solo gli account, oppure si affitta il pacchetto completo: account, bicicletta, casco e cellulare». Si parla di cifre importanti, che possono oscillare tra i 2.000 e i 3.000 euro per un profilo, o di affitti che arrivano a drenare fino al 50% dei guadagni giornalieri del rider, lasciando al lavoratore solo le briciole di una retribuzione già di per sé esigua.

Secondo l’analisi del sindacato, non si tratta di grandi organizzazioni criminali internazionali, ma di una dinamica che nasce e si sviluppa all’interno delle stesse comunità straniere, dove chi conosce meglio gli ingranaggi della piattaforma sfrutta i propri connazionali appena arrivati. In questo contesto, avere più account associati a diverse e-mail diventa un modo per accaparrarsi più ordini possibile, alterando la concorrenza a danno dei lavoratori onesti.

La corsa contro il tempo si riflette anche sulla sicurezza stradale. Per aumentare la produttività, molti mezzi vengono trasformati in veri e propri ciclomotori illegali capaci di raggiungere velocità tra i 50 e i 70 km/h, ben oltre i limiti consentiti per le bici elettriche. Sebbene le piattaforme utilizzino sistemi di riconoscimento facciale e geolocalizzazione via Gps per prevenire abusi, queste barriere tecnologiche vengono sistematicamente aggirate. Roberta Turi, segretaria nazionale di Nidil Cgil, sottolinea la fragilità di questi controlli: «Attraverso il codice del rider, si può seguire il percorso che fa. Ma anche in questo caso si tratta di sistemi informatici che spesso possono essere hackerati. E’ tutto sempre in evoluzione, anche i sistemi di hackeraggio per superare gli eventuali sistemi di sicurezza applicati».

Per scardinare questo circolo vizioso, il sindacato propone di affiancare agli algoritmi una presenza umana costante lungo le strade. La proposta riguarda la creazione di presidi fisici gestiti dalle stesse società di delivery per verificare l’effettiva corrispondenza tra chi pedala e chi è titolare del profilo. Roberta Turi conclude la sua analisi evidenziando la radice del problema: «Il problema fondamentale è la tipologia di lavoro, ossia l’attivazione dell’account solo tramite piattaforma, non con un vero colloquio. Questo fa fiorire diversi modi per superare le regole. E’ necessario, poi, un presidio su strada delle piattaforme di food delivery per assicurare il rispetto delle regole: penso a dei caposquadra che prima di iniziare il turno controllano la corrispondenza tra l’account e i documenti, nonché se il mezzo è in regola». Senza una supervisione diretta, il rischio è che il progresso digitale continui a tradursi in una nuova, sofisticata forma di schiavitù urbana.

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