
Torino – RSA, Valle (Pd): “Dopo sette anni basta alibi. Cirio risponda dei risultati, non di Chiamparino”. E sulla domiciliarietà: “Non diventi alibi per non investire sulle strutture”
Torino – RSA, Valle (Pd): “Dopo sette anni basta alibi. Cirio risponda dei risultati, non di Chiamparino”. E sulla domiciliarietà: “Non diventi alibi per non investire sulle strutture”
«Dopo sette anni alla guida del Piemonte, sentire Alberto Cirio attribuire ancora i problemi delle RSA a Sergio Chiamparino non è più credibile. È un riflesso automatico che ormai sfiora il ridicolo. Chi governa da due legislature ha il dovere di rispondere delle proprie scelte e dei propri risultati, non di continuare a cercare giustificazioni nel passato».
Lo dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Daniele Valle, commentando l’intervista del presidente della Regione.
«Il confronto che Cirio propone è profondamente fuorviante. In questi sette anni sono aumentati gli anziani non autosufficienti, sono aumentate le famiglie che hanno bisogno di assistenza, sono aumentati i costi del personale, quelli energetici e quelli sostenuti dai gestori delle strutture. Sono aumentate persino le risorse che lo Stato ha trasferito alle Regioni per la sanità, pur restando insufficienti rispetto alla crescita dei bisogni. Per questo confrontare semplicemente le cifre del 2026 con quelle del 2014/19 senza considerare inflazione, maggiori costi e aumento della domanda significa raccontare solo una parte della realtà».
«C’è poi un elemento che il presidente omette. Quando parla dell’aumento delle risorse, somma insieme voci molto diverse: il finanziamento ordinario delle convenzioni RSA, le risorse per le dimissioni protette dagli ospedali, quelle della misura “Scelta Sociale” e quelle del cosiddetto Patto per il Welfare. Interventi aggiuntivi e finalizzati a specifiche attività vengono così presentati come se fossero tutti aumenti strutturali delle risorse destinate alle RSA. Non è corretto».
«Il caso più emblematico è proprio il Patto per il Welfare. Annunciato nel marzo 2024 come una svolta per la non autosufficienza, a oltre due anni di distanza non è ancora arrivato completamente ai destinatari. È il simbolo della differenza tra la propaganda e la capacità amministrativa».
«Noi siamo pronti a discutere senza pregiudizi un’evoluzione del modello assistenziale che rafforzi la domiciliarità, la personalizzazione dei percorsi di cura e il sostegno alle famiglie. È una direzione che condividiamo, perché quando le condizioni cliniche e sociali lo consentono le persone hanno il diritto di essere assistite nel proprio contesto di vita. Ma la domiciliarità non si realizza con uno slogan o con una conferenza stampa. Richiede una rete territoriale forte, servizi sociosanitari integrati, assistenza domiciliare adeguata, continuità assistenziale, personale sufficiente e un reale coordinamento tra sanità e welfare. Tutto questo, oggi, in Piemonte è ancora in larga parte da costruire».
«Per questo preoccupa sentire annunciare un modello in cui per ogni posto in RSA si assisteranno cinque persone a domicilio quando la sanità territoriale piemontese non è ancora pienamente operativa, molte Case della Comunità sono vuote o sono la nuova casa di servizio vecchi e le famiglie continuano troppo spesso a essere lasciate sole nella gestione della non autosufficienza. Prima di annunciare nuovi modelli servirebbe dimostrare di aver costruito gli strumenti necessari per farli funzionare. Altrimenti il rischio è che dietro la parola domiciliarità si nasconda semplicemente una riduzione delle risposte residenziali, non un loro superamento attraverso servizi migliori».
Valle ricorda inoltre che «prima della pandemia erano circa 15.500 i piemontesi inseriti in RSA con riconoscimento della quota sanitaria. Dopo il Covid si è scesi a circa 13.700. Oggi siamo tornati lentamente attorno ai 14-15 mila utenti. Altro che espansione del sistema: per anni la Regione ha assistito a una riduzione delle prese in carico e ha ottenuto risparmi proprio comprimendo le risposte ai bisogni».
«La verità è che il problema della non autosufficienza continua a crescere. Migliaia di persone attendono ancora il riconoscimento della quota sanitaria, le famiglie chiedono risposte e i gestori chiedono certezze. Di fronte a questa situazione servono meno interviste celebrative e più risultati concreti. Le promesse per il 2027 e i tavoli annunciati non risolvono i problemi di oggi. Dopo sette anni di governo, il tempo degli annunci è finito da un pezzo: i piemontesi hanno il diritto di giudicare Cirio per quello che ha fatto, non per quello che sostiene abbiano fatto gli altri».