
Torino – Valle (Pd): “RSA, i conti della Regione non tornano: non spende oltre 600 milioni e non ne servono 350 in più per arrivare a quella cifra”
Il consigliere regionale del Pd Domenico Valle contesta i dati forniti dall’assessore Federico Riboldi sulla spesa della Regione Piemonte per le RSA. Secondo Valle, la Regione non investe oltre 600 milioni di euro, ma circa 270 milioni l’anno per coprire la quota sanitaria di circa 15.000 ospiti. Estendendo la copertura a tutti i 33.046 posti accreditati, la spesa arriverebbe a circa 577 milioni, quindi inferiore alla cifra indicata dall’assessore
“L’assessore Riboldi – attacca valle – “afferma che la Regione Piemonte spenderebbe già più di 600 milioni di euro per le RSA e che servirebbero ulteriori 350 milioni per coprire tutte le richieste. Ma i numeri raccontano una storia diversa.
In Piemonte i posti RSA accreditati sono 33.046, dati ufficiali sul sito della Regione. Di questi, circa 15.000 sono occupati da persone per le quali il Servizio sanitario regionale riconosce la quota sanitaria della retta.
Per questi utenti la Regione sostiene mediamente una spesa di 17.472 euro all’anno, cioè circa 1.456 euro al mese per ciascun ospite. Moltiplicando questa cifra per 15.000 utenti si arriva a una spesa annuale di circa 262 milioni di euro, arrotondabili a 270 milioni.
Questa è dunque la dimensione reale dell’intervento regionale: non più di 600 milioni, ma poco più di 260 milioni l’anno.
Facciamo allora il conto di quanto costerebbe garantire la quota sanitaria a tutti i posti RSA accreditati del Piemonte. Applicando la stessa spesa media di 17.472 euro annui ai 33.046 posti accreditati, si otterrebbe una spesa complessiva di circa 577 milioni di euro all’anno.
Questo significa che anche se la Regione coprisse la quota sanitaria per tutti gli utenti presenti nelle RSA accreditate, spenderebbe circa 577 milioni, cioè meno degli oltre 600 milioni che sostiene di spendere già oggi.
C’è poi un altro elemento che spesso viene dimenticato.
Per i circa 15.000 utenti convenzionati, la Regione copre soltanto la quota sanitaria, mentre la quota alberghiera e assistenziale resta a carico delle famiglie. Questo significa che, accanto ai circa 270 milioni sostenuti dal sistema sanitario regionale, i cittadini ne spendono altri 270 milioni circa per la parte di retta che resta a loro carico, da soli o sostenuti dai consorzio socioassistenziali e dai comuni.
Ma la situazione è ancora più gravosa per tutti gli altri ospiti delle RSA.
Parliamo di circa 18.000 persone che non beneficiano della copertura sanitaria regionale e che devono quindi sostenere l’intera retta, mediamente pari a circa 3.000 euro al mese, ovvero 36.000 euro all’anno. Si tratta di una spesa complessiva che supera i 600 milioni di euro l’anno, pagati direttamente dalle famiglie.
Il quadro reale, quindi, è molto diverso da quello rappresentato nell’articolo. Oggi la Regione spende circa 270 milioni per la quota sanitaria delle RSA. Le famiglie piemontesi, invece, sostengono una spesa complessiva vicina a 900 milioni di euro l’anno: circa 270 milioni per le quote alberghiere degli utenti convenzionati e oltre 600 milioni per le rette integrali degli ospiti esclusi dalla copertura sanitaria.
Il problema non è che la Regione stia spendendo troppo per le RSA. Il problema è che una parte enorme del costo della non autosufficienza continua a gravare direttamente sui cittadini, mentre migliaia di persone restano in attesa del riconoscimento della quota sanitaria cui avrebbero diritto.
Il tema è serio e per questo è ingiustificabile affrontarlo mistificando la realtà dei numeri e cercando di scaricare altrove le responsabilità, persino su un governo dello stesso colore politico della giunta regionale del Piemonte.
D’altronde nello stesso giorno in cui l’assessore Riboldi vanta risultati d’eccellenza su liste d’attesa e assunzioni, verga una lettera alle Asl in cui blocca assunzioni e chiede di monitorare, solo a giugno, volumi delle prestazioni e delle spese: ancora una volta, emerge tutta la distanza fra l’annunciato e la realtà”.