Milano – Aggredito il noto conduttore Federico Quaranta, assalito da una banda di ragazzini: “Questa città è un inferno”

08/07/2026

Ancora violenza in strada a Milano. Il conduttore radiofonico e televisivo Federico Quaranta ha raccontato sui social di essere stato vittima di un’aggressione avvenuta durante il rientro a casa. Secondo il suo racconto, un gruppo di tre ragazzi molto giovani lo avrebbe avvicinato con l’intento di sottrargli lo zaino, una valigia e l’orologio che portava al polso. Nel post pubblicato online, Quaranta ha spiegato: “Stanotte ho capito una cosa. Non mi hanno aggredito per un orologio. Quel vecchio Omega di mio padre era soltanto il pretesto. Lo hanno fatto tre ragazzi, giovanissimi. Per uno zaino. Una valigia”.

Il presentatore ha poi rassicurato i suoi follower sulle proprie condizioni fisiche, precisando di non aver riportato conseguenze gravi.

Ma ha anche raccontato di essersi difeso durante l’episodio, sottolineando il rischio corso: “Ho reagito, probabilmente non se lo aspettavano, ho rischiato grosso, é andata bene. Forse sarebbe stato meglio mollare il bottino. Poteva andare molto peggio”.

Partendo dall’esperienza personale, Quaranta ha ampliato il discorso al tema della sicurezza urbana e ai cambiamenti che, a suo avviso, stanno interessando Milano.

“Tornando a casa ho continuato a farmi una domanda: Che città stiamo costruendo? – ha scritto – “Perché Milano, ormai, assomiglia sempre più a una moderna Commedia di Dante. Solo che abbiamo invertito l’Inferno. Al centro ci sono i recinti dorati. Le vetrine blindate. Le case che costano quanto una vita. I quartieri dove il lusso non è più un privilegio ma un sistema di difesa. Poi, cerchio dopo cerchio, la metropoli cambia pelle. I marciapiedi si consumano. Le serrande si abbassano. I servizi scompaiono. Le scuole arrancano. Le occasioni diminuiscono. E la distanza fra chi ha tutto e chi pensa di non avere più niente diventa un abisso. L’antropologia ci insegna che ogni comunità ha bisogno di sentirsi parte di un destino comune. La sociologia ci ricorda che, quando quel destino si spezza, nasce la frammentazione. Prima il quartiere.
Poi la banda. Poi il branco.
Infine il nemico: un uomo che torna a casa da sua figlia, con uno zaino pieno di esperienze, una borsa di vestiti da lavare ed un vecchio orologio, ricordo del suo amatissimo padre. E il nemico diventano tre ragazzi giovanissimi, tappezzati di brand, divorati dalla rabbia sociale e dalla vendetta. É così che il marchio sostituisce l’identità. La griffe diventa appartenenza. La violenza diventa linguaggio. Il furto diventa riscatto. Ma non è reale. È soltanto una sconfitta.
Così come la mia reazione insensata. Di tutti. Perché la città smette di essere comunità quando i suoi cittadini non condividono più lo stesso spazio. Soltanto la stessa paura. E una società è povera non quando produce molti poveri.
Ma quando genera sempre più persone convinte che l’unico modo di esistere sia togliere qualcosa a qualcun altro.
Quella non è criminalità. È il fallimento di un’idea di convivenza, che riguarda tutti”.

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