
L’Iran attacca una base con 300 italiani – Meloni convoca un vertice d’emergenza
L’attacco iraniano contro una base militare in Kuwait dove operano circa 300 italiani ha fatto scattare l’allarme a Roma. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice urgente per monitorare l’evoluzione della crisi. Nel mirino di Teheran è finita la base di Al Salem, colpita da missili balistici poi intercettati dalla difesa kuwaitiana. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rassicurato: “Danni ingenti alla pista, ma i nostri connazionali sono incolumi”. I militari e i civili presenti, tra cui circa 250 dipendenti di Leonardo e una cinquantina di soldati, si trovavano nei bunker al momento dell’attacco.
Secondo quanto riferito dalla Farnesina, “la prima notizia positiva è che non c’è neanche un italiano coinvolto negli attacchi molteplici in Iran e in altri Paesi dell’area, in particolare in quella del Golfo. Né civili, né militari”. Tajani ha aggiunto: “Anche i soldati, in Kuwait, nella base colpita dall’Iran sono incolumi: erano tutti nel bunker. Ci sono “danni ingenti alla pista”, ma non militari italiani feriti e non ci sono italiani coinvolti in nessuna delle azioni militari”.
Resta però alta la preoccupazione per le migliaia di connazionali presenti nell’area. Il ministro ha invitato alla massima prudenza: “diciamo ai nostri concittadini di non muoversi –: cercheremo di aiutarli nel migliore dei modi, stiamo lanciando messaggi per contattare la nostra unità di crisi. Non abbandonino gli alberghi se turisti, stiamo cercando di assisterli tutti. Anche quelli che sono in resort o sono in zone più lontane. Stiamo cercando di inviare personale per poterli assistere. Parliamo di decine di migliaia di italiani”. In Israele si contano circa 20mila residenti con passaporto italiano e alcune centinaia di pellegrini; numeri elevati anche negli Emirati, in Arabia Saudita, Oman, Bahrein e Qatar. Solo a Doha i connazionali sono circa 3mila, mentre negli Emirati superano quota 20mila.
Per chi si trova in Iran, meno di 500 persone secondo le stime ufficiali, è allo studio un eventuale trasferimento in Azerbaigian. Tajani ha spiegato: “I collegamenti sono molto difficili, però l’ambasciatrice Amadei si è già organizzata insieme al numero ridotto di dipendenti che di funzionari che sono a Teheran, perché abbiamo già nei giorni scorsi ridotto al minimo la presenza diplomatica in Iran, ma già pronti eventualmente a ripetere quello che abbiamo fatto in occasione della dell’ultima guerra che c’è stata e a evacuare in Azerbaigian”.
Intanto è stato rafforzato il livello di sicurezza anche in Italia. “È ovvio che quando c’è una situazione internazionale così incandescente bisogna sempre prevenire e non reprimere, quindi i nostri servizi di intelligence e le nostre forze dell’ordine lavorano per prevenire qualsiasi attacco”, ha dichiarato Tajani, assicurando che “tutti i luoghi di culto ebraico o i luoghi di riunione della comunità ebraica in Italia sono sempre più garantiti e protetti”.