A Torino anche 15 gradi di differenza fra i quartieri popolari e la collina: “Il caldo non è uguale per tutti. E’ la forbice maggiore in Italia”. Lo studio

02/07/2026

Uno studio dell’Istat evidenzia come il caldo a Torino non colpisca tutti allo stesso modo. Tra la collina e alcune zone periferiche, come Mirafiori Sud, si registrano differenze di temperatura al suolo che superano i 15 gradi, il divario più elevato rilevato in Italia. I dati, raccolti dai satelliti Landsat durante l’estate 2025, mostrano come le aree più urbanizzate e ricche di asfalto accumulino molto più calore rispetto alle zone verdi e collinari.

Le temperature più elevate si concentrano nei quartieri periferici, dove la scarsità di alberi, l’elevata densità abitativa e la presenza di grandi superfici cementificate favoriscono la formazione delle cosiddette “isole di calore”. Al contrario, parchi e aree verdi contribuiscono ad abbassare sensibilmente la temperatura.

Secondo i ricercatori, il fenomeno rappresenta anche una forma di disuguaglianza sociale. Le persone più anziane e fragili, spesso residenti nelle periferie, sono maggiormente esposte agli effetti del caldo intenso, soprattutto quando servizi essenziali e spazi climatizzati non sono facilmente raggiungibili.

Los tudio è stato ripreso dal Corriere della Sera: “Scendete alla Gran Madre e sull’asfalto ci sono 40°C. Attraversate il ponte, arrivate in piazza Vittorio Veneto e il termometro è già salito di 5-6°C. Da via Po a piazza Castello, se non strisciate sotto i portici, vi dovrete misurare con un calore sempre più insostenibile, tra i 45 e i 50°C. La spianata di Porta Palazzo è la più infuocata del centro, con punte di 52°C, ma la via Roma fino a Porta Nuova non è da meno. Per trovare un po’ di frescura dovete raggiungere il parco Valentino, una delle oasi della città. Ma se prendete per San Salvario, ecco che la febbre risale. Infine, se volete provare il brivido di un colpo di calore, non c’è niente di meglio che puntare verso Mirafiori Sud, dove si raggiungono temperature da record vicino agli stabilimenti industriali. È qui che si trova una delle isole di calore più intense della città. Marta Ellena, ricercatrice del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), che le ha studiate, incrociando i dati sulle temperature con alcuni indicatori demografici e sanitari come età, isolamento sociale, patologie croniche e livello di istruzione degli abitanti, e altri fattori urbanistici (dall’altezza degli edifici, alla percentuale di aree verdi), ritiene che le periferie più densamente popolate presentino un rischio di stress termico maggiore per la combinazione tra la forte concentrazione della popolazione anziana, una marcata fragilità socio-economica e la bassa capacità adattiva dell’ambiente costruito.

“E così – si legge ancora sul Corriere – “un grande parco di periferia come il Colonnetti serve a poco se sotto casa, tra i palazzoni anni Sessanta, scarseggiano i filari alberati, e i cortili sono colate di asfalto. «La capacità adattiva della popolazione anziana si azzera se le strutture di supporto non rispettano precise soglie di prossimità pedonale — osserva la studiosa —: meno di cento metri per le farmacie e le strutture sanitarie, ed entro i 200 metri per i cool places pubblici e climatizzati, come biblioteche o centri commerciali. Quando la distanza da percorrere a piedi aumenta, l’esposizione allo stress termico annulla il beneficio potenziale del servizio, aggravando la vulnerabilità complessiva del quadrante urbano». Povertà di raffrescamento E così in quartieri come Mirafiori Sud, San Donato, Aurora, Regio Parco, Barriera, Basse di Stura, l’alta densità abitativa, la cementificazione, la scarsità di microverde e la bassa ventilazione si sommano, amplificando lo stress termico sulle fasce di popolazione socialmente più fragili. La conclusione?». Il rischio legato alle isole di calore urbane non è solo una questione climatica, ma una profonda manifestazione di disuguaglianza sociale e urbanistica». La povertà di raffrescamento, come ormai viene definita l’incapacità di difendersi dal caldo, è direttamente proporzionale al reddito. E, a Torino, la differenza tra ricchi e poveri ormai supera i 15°C”.

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