
Da oggi arriva la tassa di 3 euro sui piccoli pacchi – Comprare online costa di più: cosa cambia
Da Luglio è entrata in vigore anche in Italia il nuovo contributo europeo di 3 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra Unione Europea. La novità riguarda gli acquisti online di valore fino a 150 euro effettuati su piattaforme come AliExpress, Temu e Shein e segna la fine dell’esenzione doganale in vigore dal 1992 per le spedizioni di importo ridotto. Di conseguenza, molti prodotti acquistati fuori dall’Ue potrebbero diventare più costosi.
Diversa, invece, la situazione della tassa italiana da 2 euro prevista dalla Legge di Bilancio. Il Governo ha deciso di rinviarne l’applicazione al 1° ottobre 2026, evitando così che da luglio i consumatori dovessero sostenere un aggravio complessivo di 5 euro per spedizione.
L’obiettivo della misura europea è limitare il crescente afflusso di merci a basso costo provenienti soprattutto dalla Cina, che nel 2024 ha rappresentato oltre il 90% dei circa 4,6 miliardi di piccoli pacchi importati nell’Unione. Secondo la Commissione europea, il nuovo sistema elimina un’esenzione ormai superata che favoriva alcuni modelli commerciali, senza configurarsi come una vera e propria tassa a carico dei consumatori.
La riforma punta anche a rafforzare i controlli doganali, garantire condizioni di concorrenza più equilibrate per le imprese europee e ridurre l’impatto ambientale legato alla diffusione di milioni di piccoli imballaggi, spesso in plastica e difficili da smaltire.
Il contributo viene calcolato in base alla categoria merceologica dei prodotti acquistati. Se nello stesso ordine vengono comprati più articoli identici, come cinque magliette, sarà applicata una sola tariffa di 3 euro. Se invece il pacco contiene beni appartenenti a categorie diverse, ad esempio una maglietta e un orologio, il contributo sarà dovuto per ciascuna tipologia, arrivando così a 6 euro.
La nuova disciplina avrà carattere temporaneo e rappresenta il primo passo verso la riforma complessiva delle dogane europee, prevista entro il 2028 con l’introduzione di un sistema unico per la gestione dei controlli.
Non solo economia
“L’esecutivo europeo – scrive Eurofocus – ” specifica che non si tratta solo di competitività economica, ma anche di salute: “Ogni giorno – si legge ancora nella nota – milioni di pacchi di basso valore entrano nell’Ue. Molti contengono prodotti che non soddisfano gli standard di sicurezza dell’Ue, oppure sono sottovalutati o dichiarati falsamente per eludere i dazi doganali. Allo stesso tempo, l’attuale esenzione dai dazi doganali conferisce ai venditori extra-Ue un vantaggio sleale rispetto alle imprese che producono o vendono prodotti nell’Ue”. Rinviata la tassa nazionale. A luglio sarebbe dovuta scattare anche una tassa nazionale sui pacchi da Paesi terzi di valore non superiore a 150 euro, ma il Consiglio ne ha prorogato l’entrata in vigore a ottobre 2026. L’intenzione di Bruxelles è quella di eliminare le varianti nazionali perché, come spiega il portavoce della Commissione europea Olof Gill, “quando si ha un sistema a macchia di leopardo, in cui diversi Stati membri applicano forme o aliquote diverse di dazi, si apre la possibilità del cosiddetto ‘border shopping‘, dove le spedizioni possono essere dirottate”.