In Ucraina Droni “Terminator” – Per la prima volta una macchina ha deciso da sola di uccidere

21/06/2026

 Idroni autonomi entrano in guerra: l’IA decide da sola chi colpire. La guerra in Ucraina potrebbe aver segnato un passaggio storico e controverso nell’evoluzione delle tecnologie militari. Secondo quanto dichiarato da Alexander Kokhanovskyy, dirigente di un’azienda specializzata nella produzione di droni, alcuni velivoli dotati di intelligenza artificiale avrebbero operato completamente senza supervisione umana, individuando e attaccando autonomamente obiettivi sul campo di battaglia.

L’episodio risalirebbe a una controffensiva condotta nell’area tra Bakhmut e Chasiv Yar. Dieci droni sarebbero stati programmati per raggiungere una determinata zona del fronte, sorvolarla per alcuni minuti e successivamente attivare una modalità operativa capace di identificare autonomamente possibili bersagli. Una volta avviata la missione, non sarebbe stato possibile monitorare in tempo reale il volo né intervenire sulle decisioni prese dal sistema. Secondo la ricostruzione fornita dal produttore, una successiva ricognizione avrebbe individuato un mezzo militare distrutto e due soldati russi uccisi nell’area interessata.

La caratteristica più innovativa e discussa di questi sistemi riguarda proprio l’assenza di un operatore nella fase finale dell’ingaggio. L’intelligenza artificiale analizza i dati raccolti dai sensori, classifica gli obiettivi e decide in autonomia se attaccare. Sebbene tecnologie con elevati livelli di automazione esistano da tempo in ambito militare, la novità consiste nel fatto che la scelta di colpire persone sarebbe stata affidata direttamente a un algoritmo.

I dettagli disponibili restano limitati e non esistono registrazioni video dell’azione. Tuttavia, le dichiarazioni del produttore hanno riacceso il dibattito internazionale sulle cosiddette “armi autonome letali”. Attualmente, le linee guida adottate dall’Ucraina prevedono che l’intelligenza artificiale possa supportare l’individuazione dei bersagli, ma che la decisione finale resti nelle mani di un essere umano. Il test descritto rappresenterebbe quindi un caso che va oltre il principio del cosiddetto “human in the loop”.

La questione solleva importanti interrogativi etici e giuridici. In caso di errore, infatti, diventa difficile stabilire chi sia responsabile: il programmatore, il produttore, il comandante che autorizza la missione o chi ha sviluppato l’algoritmo. Inoltre, l’automazione consente di gestire un numero crescente di droni con pochissimo personale, aumentando notevolmente la capacità operativa degli eserciti.

Per questi motivi le Nazioni Unite stanno discutendo l’introduzione di regole internazionali più rigide. Il segretario generale dell’ONU ha chiesto l’adozione di un accordo globale entro il 2026 per limitare o vietare i sistemi in grado di prendere autonomamente decisioni che riguardano la vita e la morte delle persone. La sfida, però, è trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, sicurezza e responsabilità umana in un contesto bellico sempre più dominato dall’intelligenza artificiale.

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