
L’Europa contro la ‘fast fashion’, entra in vigore il divieto europeo di distruzione dei prodotti tessili invenduti – Cosa cambia
Dal 19 luglio è entrato in vigore il regolamento europeo Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), che introduce il divieto di distruggere abbigliamento, calzature e accessori invenduti o restituiti. L’obiettivo è ridurre gli sprechi della fast fashion, promuovendo modelli produttivi più sostenibili e favorendo il riuso, il riciclo, la riparazione e le donazioni.
Secondo le stime della Commissione europea, ogni anno viene eliminato fino al 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato, pari a circa 594 mila tonnellate di materiali, con un impatto ambientale di oltre 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂. La nuova normativa punta a limitare questo fenomeno, obbligando le aziende a trovare alternative alla distruzione delle merci invendute.
Il divieto riguarda capi d’abbigliamento, scarpe, accessori e copricapi. Restano escluse solo alcune categorie particolari, come i prodotti danneggiati, difettosi, non conformi alle norme, pericolosi per la salute, contraffatti o impossibili da recuperare.
Tra le principali novità figura anche il passaporto digitale del prodotto, che sarà accessibile tramite un QR code presente sull’etichetta.
I consumatori potranno consultare informazioni sulla composizione dei materiali, l’origine del prodotto, la presenza di sostanze potenzialmente nocive, le istruzioni per la manutenzione, le possibilità di riparazione e riciclo e altri dati relativi alla sostenibilità.
“È un cambiamento tutt’altro che marginale – scrive Confindustria Moda in una nota – ” Per anni la distruzione dell’invenduto è stata una prassi consolidata, soprattutto per i marchi con forte proprietà intellettuale, dai loghi ai modelli ornamentali. Come osserva Mauro Chezzi, vicedirettore di Confindustria Moda e referente associativo per il consorzio Retex.Green, si tratta di una novità radicale, che oggi genera grande attenzione ma anche molte domande tra gli operatori.
Allo stesso tempo si aprono strade concrete alternative alla distruzione: la rifabbricazione e la trasformazione dei prodotti, la vendita attraverso canali certificati e tracciabili, la donazione gestita con tutte le garanzie del caso. Percorsi che, nel medio periodo, permettono anche una programmazione della produzione più attenta e consapevole.
Confindustria Moda è al fianco delle imprese in questa transizione, con l’obiettivo di trasformare un nuovo obbligo normativo in un’occasione di crescita e di maturità industriale per l’intera filiera”.